20080127

Vesuvio fino alla bocca del cratere

Una splendida giornata di sole anche oggi 27 Gennaio 2008. Clima eccezionale per una impresa come quella odierna.


Ore 8.30 appuntamento al monumento di Casamarciano per solo tre di noi e precisamente io, il buon Mauro 8ieri e quel diavolo del Kiavino. Noi tre abbiamo scelto di raggiungere il punto di partenza per le escursioni al Vesuvio, e cioè la sbarra sita al di sopra del comune di Ottaviano, in macchina con bici a seguito. Gli altri, quel tremendo di Mont e Smont con al seguito Marcello, Leonardo, Stefano e quella vecchia gloria di Salvatore il “Parrucchiere”, tra l’altro grande conoscitore dei mitici sentieri del magnifico Vesuvius, sono partiti di buon’ora in sella alle proprie Bike. Loro, si sa sono UOMINI coraggiosi con un folto cespuglio di peli al cuore e….. quando li fermi?.

Ci siamo raggruppati alla sbarra che accede al Parco del Vesuvio e, senza troppi “chiavinismi” ci siamo incamminati su per la strada cementata, per i primi ripidi tornanti, in mezzo alle conifere che popolano questa parte del Monte Somma.

Tra di noi, stamani scivolava un aria di buoni propositi, del resto il Vesuvio, ai Partenopei, incute sempre un po’ di soggezione. La Grande Montagna di Fuoco. Appena giunti e oltrepassato il bivio della “pietra Prisco” ognuno prendeva più confidenza con l’ambiente e da li in poi è cominciata la bagarre di tutte le domeniche.

Oltrepassiamo la sbarra di ferro e proseguiamo con un ritmo un po’ più audace. Al bivio per Punta Nasone ci fermiamo per la solita prima foto di rito e, svoltiamo seguendo il mitico “Parrucchiere” eletto capo branco di giornata. Percorriamo un sentierino alquanto insidioso attraverso gli arbusti pungenti e spigolosi. Alla fine del sentiero ecco che si para davanti a noi un balzo straordinario che si sporge sulla Valle dell’Inferno. Un dirupo con una pendenza di oltre il 40 %, e un solo appena percettibile sentiero nel fianco del muro di lapillo. Di fronte alto e maestoso si staglia il cono del vulcano.

Non ci sono alternative dobbiamo buttarci giù nella Valle, perché solo da li potremo proseguire fino al cratere.


Dopo alcuni tentennamenti ognuno si è posta l’anima in pace. Come quando ti lanci con il paracadute, trattenendo il respiro per i primi secondi , poi man mano il cuore ti consente di riprendere a respirare e quando lo fai sei già in volo. Ecco la stessa sensazione l’abbiamo avuta un po’ tutti. Qualcuno però ha preferito non rischiare. In quel momento mi sarei adeguato anch’io, ma la passione ultra ventennale mista ad un po’ di esperienza acquisita nel tempo non mi ha concesso la rinunzia e mi sono buttato……..CHE GODIMENTO!!!!!!!!!!!

A valle, il dirupo è sembrato uno scherzo! La magia della prospettiva!

Appena richiusi i paracadute (si fa per dire) siamo rimontati in sella e dopo aver percorso un bel tratto in single track, tagliando in modo ortogonale l’intera Valle dell’Inferno, siamo giunti ai piedi del Cono. Abbiamo svoltato a sinistra e poi destra, percorrendo gli ultimi tornanti della vecchia Via Matrona, che prende il nome dell’Ingegnere che la progettò.

In cima alla storica Via Matrona vi è uno slargo che, ricordo da ragazzo, venivamo in gita fin quassù con il Pullman e ricordo che, il conducente per ritornare indietro era costretto a compiere una manovra degna di Indiana Jones.

Ora vicino allo slargo vi è una casetta rossa adibita forse a deposito per attrezzi. E proprio vicino alla casetta rossa comincia il sentierino che porta fin su al cratere. Attualmente sono ancora in atto le opere di consolidamente del percorso. Hanno costruito un passamano rigorosamente in legno con dei canapi che ne raccordano i paletti conficcati nella sponda di lapillo. Ottimo lavoro di ingeneria idraulica svolto nei calanchi franosi del vulcano. Che bello a vedersi, la fila di bykers colorati su per questo sentiero nel fianco brullo del monte. Finalmente siamo giunti al cratere. Sul posto hanno costruito uno chalet che vende souvenirs e cartoline che il vento ogni tanto cattura dall’espositore e le distribuisce nel pendio del cratere. Ottenuto il permesso di introdurre sul periplo del cratere almeno una bici a testimonianza della meta raggiunta ci siamo rivestiti di indumenti asciutti che ognuno diligentemente aveva inzainato alla partenza e ci siamo fotografati e fatti fotografare come dive venute da chissà dove.


Straordinario, e per la prima volta a cavallo della propria “pupatellabike”, fin dentro al cratere del Vesuvio…….! Vuole dire proprio tanto per un biker di queste parti.

Dopo lo show tutti in sella e giù per dove siamo venuti fino alla casina rossa. Di li in poi giù per la Matrona fino al bivio che a sinistra immette nel single track che conduce al pianoro dell’ex rifugio.

Dal pianoro tutto è ritornato più semplice. Il sentiero è compatto e scorrevole. Al bivio della pietra Prisco il percorso a cerchio si è chiuso ed è rimasta la piacevole scorribanda giù per i tornanti iniziali. Lungo i tornanti vi erano alcuni cavallerizzi e tante persone amanti della natura e della bellezza che il nostro Vesuvio regala.

Il ritorno è stato compiuto come per l’andata e anche questa Domenica è purtroppo andata.

Ma l’avventura continua …e non dovrà mai finire.


scritto da: GennarogpsCaliendo

che diventa sempre più bravo anche a scattare [photo1]

sono arrivate anche le foto di Mauro Ottieri [photo2]

20080120

Un pezzo della Gran Fondo 2007 di Lauro -AV-

Una splendida giornata di sole. Clima eccezionale contrariamente alla data di calendario, da queste parti è già tornata la primavera??????

Ore 9.01 come bravi svizzeri partiamo per la solita “uscitella” domenicale. Insieme al primo gruppo di biker ci dirigiamo verso il Vallo di Lauro, la meta classica dei bikers locali.

Appena fuori dall’abitato di San Paolo Bel Sito, ci attende l’altra parte del gruppo. Dopo lo scambio dei convenevoli tra cicloamatori , dimostrando un vero e proprio atto di coraggio, confermiamo la meta da raggiungere: “Prata di Quindici”, chiaramente, percorrendo un bel pezzo del tracciato della G.F di Lauro edizione 2007 !!!!!!

Arma e bagagli, e via con il naso all’insù diretto nella direzione della Gran Fondo.

Da subito le prime scaramucce. Il buon Kiavino dà subito la sveglia al gruppo. Comincia un forsing che defila il nutrito gruppo come al solito, ma con le gambe ancora appesantite dalle mangiatorie Natalizie. Prima d’oggi, il meteo non ha permesso a nessuno di noi di allenarsi e, la ripresa è stata dura per tutti. Scegliamo la salita della collina di San Teodoro. La cementata sembra più crudele del solito e, il Kiavino dopo la boria iniziale, paga pegno fino allo scollinamento. Inevitabili i punzecchiamenti di ognuno di noi ma, forse lui, punto nell’orgoglio che lo contraddistingue, appena dopo aver fatto la foto di rito, al bivio che precede la salita di Camposummo, il sinistro Kiavino sferra di nuovo l’attacco al grido che ormai è diventato uno slogan impresso sui completini invernali che manco a dirlo avevamo “ingignati”(traduzione a n.d.r. per chi ci legge al nord Italia: messi per la prima volta) …FACITE L’UOMMENE…

Però si sa, quando scatta una puntina di agonismo, viene fuori l’orgoglio di non rimanere indietro e, io che di mestiere ho il compito di commentare le uscite domenicali, trattenutomi alle spalle del KIAVINO per meglio seguire l’intera vicenda, non ho potuto non sottolineare nel primo tornante, una doppia “sverniciata” ai suoi danni ad opera del brillante Alex e del frizzante Leonard. Povero Kiavino….. tutto da rifare!

Prima del nuovo scollinamento però, debbo sottolineare che il Kiavino si è comunque esibito in una danza che non tutti, ne hanno saputo interpretarne i passi. Andava sù, con una moviola da far girare le budella, ricordo che, il display del mio contachilometri si è completamente rifiutato di segnare l’andatura così bassa.

Oltre però, è stata bella la discesa. E poi di nuovo su per il tratto panoramico. Ancora una volta il Kiavino ha dato saggio della sua performance da motore diesel, che quando è caldo, da il meglio di sé. Che bello il paesaggio che si è parato davanti a noi. Nella pianura sottostante, vi era tutto un mare bianco di ovatta. Venivano fuori soltanto le cime delle montagne di fronte a noi. Il Vesuvio faceva capolino e Monte Faito emergeva appena dal mare di foschia che si era depositata nella valle Nocerina-Sarnese. Il sole in cima era già caldo, e quindi ha favorito l’ignobile svestirello di 8ieri, che ancora trattiene il fiume di birra , ingurgitato nel periodo natalizio trascorso dai parenti inglesi. Trippone stile HOOLIGANS.

Bhè da questo punto in poi, ognuno ha preso per la sua strada. Chi doveva rientrare prima si è avviato e chi invece, ha seguito senza troppa fretta. Il buon Francesco Pulcrano, nuovo adepto tenuto a battesimo dal gruppo, ha tenuto fino in fondo anche se, si era promesso di tornare a casa prima per il pranzo in onore del santo patrono del suo paese. Bhè quando si è in ballo bisogna ….Pedalare!

Ci siamo poi ricompattati alle porte del paese di Quindici. Il commento della giornata è stato ancora una volta unanime: L’avventura non dovrà mai finire!!!!!!!!!!!!


scritto da: GennarogpsCaliendo

anche le [photo]



un passo indietro:
20070314 "Africa Twin" tracciare la GF in moto con Pietro [photoset on flickr]




20070603 "Trofeo U. Nobile" GF Vallo di Lauro (AV) #2 TrisCrossCup

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