20080216

Alla pari con le nuvole sul Pizzo d’Alvano

In cinque sul terrazzo del mondo.

Nella storica città di Nola, domani Domenica 17/2/2008 come tutti gli anni, l’Amministrazione comunale organizza una serie di eventi per la commemorazione del sommo filosofo Giordano Bruno, che ivi nacque. Per l’occasione è stata dunque anticipata la consueta escursione domenicale, a stamattina sabato 16.2.2008. La ghiotta scalata al “Pizzo d’Alvano “ preventivata in settimana, dunque, non poteva essere rimandata. Anche stamattina, però, il vento la faceva da padrone. Le raffiche di vento fra le case e gli alberi dei giardini, non incoraggiavano affatto l’intento. Il “Pizzo d’Alvano”però, visto da lontano si schiariva sempre di più, proprio grazie al vento forte della mattinata. Occasione ideale quindi, per raggiungere la vetta. Proprio in seguito alle giornate di vento, il panorama che si apre da lassù, offre il meglio di sé. Siamo partiti ugualmente io e quel discolo di 8ieri. Gli altri del gruppo, preventivamente avvisati, non hanno dato adesione per varie ragioni. Ovvio, che di Domenica tutti sono più liberi da impegni di lavoro ovvero familiari. Il vento, lungo la strada Statale che conduce nel Vallo di Lauro, in alcuni tratti ululava da fare paura, ma improvvisamente poi, si smorzava dandoci l’impressione di volerla smettere da un momento all’altro.

Fuori dal caseggiato di Pernosano,una cittadina alle porte di Lauro, si è unito a noi il mitico Peppino che, in groppa alla sua coloratissima “pupatellabike”mostrava indecisione sul proseguire nella rotta stabilita. Da lì a poco intravedevamo anche l’istrionico Pietro Amelia e l’avventuriero Isidoro, capisaldi del club “ciclo vallo Lauro”gruppo gemellato da sempre con il nostro Casamarcianomtb. Dopo un breve breefing fugavamo ogni indecisione e prendevamo a destra della storica “Certosa di San Giacomo”in direzione della prima salita che conduce in località: Madonna della Neve. Visti da lontano, gli alberi che rivestono il fianco della montagna, non sembravano scossi dal vento. Ciò, faceva sperare bene. Sui tornanti recentemente asfaltati, abbiamo avuto la conferma che, il fianco della montagna era riparato dal vento. In cima, con nostro stupore,il vento aveva cessato di soffiare. L’aria era tersa e il cielo diventava sempre più azzurro. Pietro ha estratto dalla fondina più volte la sua digitale ed io gli ho tenuto testa con il mio modesto telefonino (il buon Gianluca selezionerà le più belle da inserire sul sito).

Oltrepassati il punto di lancio di altri scapestrati che, qui vengono la Domenica, a tuffarsi nel vuoto a bordo dei loro alianti, e altrui, semplici osservatori del panorama sottostante, i quali nascondono le carte delle merendine, nelle fessure dei sassi che stanno di fianco alla statuina della Madonna protettrice, abbiamo svoltato a destra sulla sterrata che si arrampica fino alla cima del Pizzo d’Alvano. Il fondo privo di manutenzione appare di parecchio disastrato. Ma la maestria e la competenza ormai acquisita da ognuno sminuisce ogni difficoltà che si para sotto gli artigli delle toubless. La meta appare ormai vicina. Ma come sempre, non può cantarsi vittoria prima del tempo. Lo stradello dell’ultimo tornante è stato invaso da erbacce e, come in un film già visto domenica scorsa, le escoriazioni che vi furono riportate, si sono ravvivate per i morsi dei rovi presenti anche qui ad un passo dalla vetta. Ormai ce l’avevamo fatta.

E niente ci poteva fermare.


Finito lo stradello, con le bici in spalla abbiamo raggiunto il punto più alto del monte. Eravamo sul Pizzo d’Alvano.

Lo spettacolo è a 360°, lo sguardo corre dal Vesuvio compreso la piana sottostante fino al gruppo montuoso del Matese. Ruotando ancora il capo si vede tutto il Partenio e ancora a destra il monte Termino, fino a scorrere giù nel salernitano verso le lontane cime del Cilento, e ancora più a sud tutto il golfo di Salerno risalendo sui Lattari, Monte Faito, il golfo di Castellammare, Capri e a chiusura del cerchio ancora il Vesuvio più bello che mai. Stupore per coloro i quali non vi erano mai stati e straordinaria soddisfazione per chi già conosceva la magia di questo posto. Che spettacolo.

Nel frattempo il vento che ci aveva regalato la possibilità di riuscire nell’impresa, cominciava a farsi di nuovo sentire, e allora, gambe in spalla, pardon sui pedali e giù per la discesa, la stessa di quella dell’andata. Da informazioni ho saputo dell’esistenza di uno stradello che raggiunge il Pizzo d’Alvano dal lato opposto e quindi il conto rimane ancora aperto.

L’avventura continua e non potrà mai finire.

testo e [photo] di GennarogpsCaliendo

le foto arrivate per seconde da Pietro









ate per i morsi dei rovi presenti anche qui ad un passo dalla vetta.ampetenza ormai acquisita da ognuno sminuisc

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