20080210

GPS in TILT

Dal Bosco di Arciano numero 4 al numero 2 e poi al numero 1.

Stamane eravamo in 8.

Un numero perfetto per le escursioni in mountanbike. La temperatura però, è di nuovo rigida nelle nostre zone. Si era avuta l’illusione che l’inverno fosse già finito. Però, non basta vedere il primo albero di pesco già in fiore per dire che siamo di nuovo in primavera. La mattinata si presentava un po’ ventilata ovunque e, si sa il vento è il primo nemico per i bikers. Bisognava scegliere una direzione meno esposta, più sottovento. Il percorso numero 4 del mitico “bosco di Arciano” era quello che ci voleva. Dunque, siamo partiti in direzione di Baiano. Al campetto di Schiava di Tufino abbiamo constatato che la scelta pronosticata era stata azzeccata. Niente vento, manco a volerlo comprare. Il “percorso vita” del comune di Sperone era frequentato come sempre da podisti accompagnati dai loro cani, e viceversa. Giunti al bivio appena dopo il sottopasso della A16, ci siamo alleggeriti dei giubbetti antivento che avevamo comunque messo alla partenza e, svoltiamo a destra calandoci nel letto dell’alveo percorribile fino all’inizio della salita. Questo posto conserva per me, il fascino della prima volta da biker, quando con un arnese di bicicletta tentai insieme al Francescone La Gala,ora sempre meno assiduo alle nostre scorribande, la scalata dei due lunghi e intensi tornanti che si rizzano davanti con una ferocia improvvisa. Anche stamattina, il gruppo, come le altre volte, in fila indiana, si è chiuso in un religioso silenzio. Il fiatone in certi momenti non riesce a dare spazio alle parole. Neanche da quel diavolo del Kiavino si è sentito pronunciare parola. Bhè forse stava troppo indietro e nessuno lo ha sentito! Arrivati in cima il gruppetto si è ricomposto e di li a poco bisognava superare la pietraia che, se pure breve, nasconde insidie ad ogni metro. Visto il tentennamento dei primi due apripista, il Kiavino levava il suo urlo di battaglia e partiva sparato ma, di li a qualche metro si coricava abbracciato alla sua bicicletta tra le pietre terminando come in un orgasmo precoce da adolescente peccaminoso. Abbandonati il delirio che ha pervaso l’intero gruppo, ci siamo rimessi in marcia, tirando dritto fino al bivio della casetta riattata in modo assai grazioso dalla Comunità Montana. Anche qui, sono in atto dei lavori di adeguamento dei sentieri che conducono nelle varie direzioni, di tutto il Bosco di Arciano.

Imboccato il percorso numero 2 del Bosco di Arciano, abbiamo preferito scendere fino al collegamento che conduce, o meglio, avrebbe potuto condurre al percorso numero 1. La stradina di collegamento, è percorribile solo per un pezzo. E’ impossibile procedere in bici, il fondo del sentiero è stato invaso dalla vegetazione che, di questi tempi è fatta prevalentemente di rovi incazzati come non mai. Scesi dalle bici, abbiamo attraversato il single track che in alcuni punti è completamente ostruito dai rovi che si conficcavano nei lati dei polpacci, disegnando misteriosi tatuaggi tra i rivoli delle escoriazioni. Da informazioni assunte, tali rovi mordono allo stesso modo di quelli in cui si imbatterono tre bikers del nostro gruppo, i quali , si avventurarono qualche tempo fa, una mattina sul monte somma. Una fustigazione non prevista affatto!


Per sfuggire al disagio, ad un certo punto, abbiamo optato per una discesa libera tra gli alberi del bosco, alla ricerca della via perduta.

Finalmente siamo giunti sul percorso numero 1 ponendo fine alla sofferenza.

Ma del resto anche questo, anzi soprattutto questo è fare mountanbike. Un tempo non tanto remoto, vi era qualcuno che si cibava spesso di questi fuori pista. Egli era un antesignano di questo sport, e nello scrivere colgo l’occasione per salutare il mitico Professore….…Panagrosso, che ancora si fa rispettare sui campi di gara(vedi l’altra domenica nella gara di ciclocross a Pomigliano d’Arco) e nelle escursioni estreme, quelle fatte per bikers con le “palle”.

Arrivati a questo punto, vista l’ora tarda, di comune accordo, abbandoniamo la precedente intenzione di risalire l’intero percorso del Bosco 1 e imbocchiamo la strada in discesa dirigendoci verso casa.

Nonostante tutto anche questa è andata. Ma l’avventura non dovrà mai finire.

GennarogpsCaliendo

[photo] di Pietro Amelia

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