20091224

UCI Cyclocross World CUP - Belgio


Se "Raimond deve Campare 100 anni" tu ne devi capare almeno il doppio... Vincenzo ci ha inviato un altro racconto e qualche foto.

20 Dicembre 2009 - Kalmthout, Belgium

di Vincenzo Pascarella
Le previsioni meteo non erano proprio delle migliori, quindi un motivo in piu' per assistere alla gara.
Fortunatamente sono partito con largo anticipo, ma ha nevicato per tutto il tempo e ho impiegato quasi 3 ore per fare appena 100km.
Sono arrivato giusto in tempo per la partenza ma all'ingresso un signore mi ha gentilmente offerto un pass VIP. Credo che stesse aspettando qualcuno che alla fine non e' arrivato. E' stato molto gentile e mi sono fatto un bicchiere di birra alla sua salute, Raimond, cosi' si chiama.
Il pass mi ha dato la possibilita' di accedere all'area VIP, cioe' l'area chiusa dove ci sono le autorita' politiche, dove si fermano i corridori dopo  l'arrivo e dove fanno le premiazioni. Il trofeo che vedete nella foto era nelle mani del Ministro dello Sport belga.
Comunque nell'area vip ci sono andato solo a fine gara per vedermi i campioni in azione nei vari punti del tracciato.
Pubblico in delirio per Sven Nys che ha fatto un recupero straordinario visto che dopo la partenza ha avuto un problema meccanico e si e' fermato. Ha perso 12 posizioni, le ho contate, c'e' il video su youtube. Poi si e' fermato di nuovo ed e' anche caduto all'ultimo giro nel momento cruciale della gara, ma nonostante tutto ha vinto.
A fine gara ho scambiato qualche battuta con Marco Aurelio Fontana, mi ha detto che su quel tracciato era impossibile superare.
Nys avra' avuto una delle sue giornate migliori per fare quel recupero.
Incredibile.
Nella foto 2 che vedete, ho involontariamente ripreso un corridore nel momento della caduta.
Da UCI Cyclocross World CUP - Belgio di Vincenzo Pascarella

E' sceso dalla bici per affrontare le scale a piedi ma e' subito scivolato cadendo
con la testa proprio sul bordo di un gradino delle scale, e' rimasto a terra per
una decina di secondi e poi ha iniziato a muoversi, e si e' rialzato lentamente.
Ha fatto un botto impressionante, il casco gli ha salvato la vita di sicuro!!! ma stavo morendo io per lo spavento.
Mi raccomando, usiamolo sempre!
Ciao

20091222

Anne Mustoe


Un grande viaggiatore, qualcuno che ha saputo tradurre una gita in bicicletta in un racconto di viaggio (una rarità). annemustoe.co.uk

20091218

13 Dicembre 2009

Questo racconto è esaltante, invidiabile e memorabile ... è il racconto di tanti allenamenti e di una lunghissima passione... questo è il racconto di una Vittoria ... Vincenzo si Ommmmm!! :)

13 Dicembre 2009, una data che non dimentichero' facilmente, non per il
risultato, ma per come ho pedalato.

Mi sono ritrovato diverse volte in prima posizione nei primi giri ed e'
successo anche questa volta, con la differenza pero' che era l'ultimo giro.

Avevo fatto piu' di 45 minuti di riscaldamento che mi hanno dato la
possibilita' di provare per bene il percorso, anche se lo conoscevo a
memoria.

Si sa quando si prova il percorso, non si riesce mai ad andare a ritmo di
gara. Si prova ad immaginare l'andatura per capire le traettorie migliori da
fare, ma poi come spesso succede, le imprevedibili situazioni di gara e la
fatica, spesso non permettono l'attuazione di tali buoni propositi.
E molto spesso, semplici difficolta' che in condizioni normali non si
considerano nemmeno, diventano ostacoli quasi insormontabili.

Cosi' come lo era una salita a meta' percorso che in allenamento non
considero nemmeno una salita, ma che in gara faceva molto molto male.
Dopo quattro curve dalla partenza c'era un tronco di albero messo di
traverso sul percorso che ovviamente si superava a piedi, classico passaggio
da cyclocross.
Durante il riscaldamento, sono stato piu' volte tentato di provarlo in
sella, ma ho desistito perche' avrei semplicemente rischiato di rompere la
sella o la catena, ma pensavo: << sono certo che se mi trovassi in prima
posizione all'ultimo giro, passerei su questo tronco senza nemmeno
accorgemene>>

Lo pensavo perche' so che le condizioni di gara spesso cambiano la nostra
percezione del pericolo, spostando in avanti la linea di confine tra quello
che si puo' fare e quello che pensiamo non si possa fare.

Ho fatto una partenza pessima, non solo non sono riuscito ad agganciare il
pedale al volo, ma ho fatto 4 o 5 giri completi col piede destro sganciato.
Mai successo prima.
Sono riuscito ad agganciare quando mi sono seduto. Intanto ero finito
intorno alla decima posizione.
Fortunatemante c'era un lungo rettilineo, mi sono rialzato in piedi per
andare al massimo e ho imboccato la curva in fondo al rettilineo in 4a
posizione. A meta' percorso ero in prima posizione. Ad ogni accelerazione
sentivo tutta la leggerezza della mia bici.

Ho fatto la gara in coppia con un crossista locale, e ci siamo superati a
vicenda sempre negli stessi punti a causa delle diverse caratteristiche
fisiche.
Lui mi superava dopo il fatidico tronco, su un tratto a piedi. Dopo il
tratto a piedi si facevano un 150 metri in piano e poi iniziava la salita.

Puntualmente, sulla salita gli restituivo il favore e riuscivo a mantenere
il vantaggio nel lungo single track in discesa. Una discesa veloce ma piena
di curve.

Mi aspettavo l'arrivo del belga, ma si e' mantenuto sempre alla stessa
distanza da noi. C'e' da dire che lui aveva corso (per allenamento) anche il
giorno prima, era gia' successo altre volte, ma la vittoria la domenica non
gli era mai mancata.

Tra un sorpasso e l'altro, e il belga che non arrivava, siamo arrivati al
penultimo giro, annunciato a gran voce dai giudici che di solito annunciano
solo l'ultimo giro.

Era chiaro che la gara si sarebbe risolta all'ultimo giro e sull'ultima
salita. Anche se l'avessi affrontata un paio di metri dietro di lui, ero
sicuro di farcela perche' andavo molto meglio del mio avversario in quel
punto.
Ma dovevo assolutamente prendere il tratto a piedi davanti, altrimenti lui
avrebbe preso un vantaggio che non sarei riuscito piu' a recuperare in
salita.

Non mi restava altra scelta che giocarmi la carta del tronco. Superarlo
senza scendere dalla bici mi avrebbe dato la possibilita' di prendere 3-4
metri e mantenerli fino al tratto a piedi....ma avrei anche potuto perdere
tutto.

Ho fatto il penultimo giro pensando a quel passaggio di fronte al quale
siamo arrivati in un niente.

Non ho avuto la minima esitazione:
ho scalato e ho messo la corona piccola davanti per evitare di danneggiare
la catena e in prossimita' del tronco mi sono tirato su la ruota anteriore.
Ho sentito i denti della corona grande trafiggere il legno e ho tirato un
sospiro di sollievo quando la ruota anteriore ha toccato terra dall'altro
lato.
Un colpo di reni e via...ho preso quei 3-4 metri che ho mantenuto fino al
tratto a piedi.

Siamo arrivati insieme all'inizio della salita che ho affrontato ad una
velocita' superiore a quella che avevamo in pianura.
Alla fine della salita mi sono voltato indietro e mi sono reso conto che il
mio avversario non aveva nemmeno provato a starmi dietro.
Avevo preso un grosso vantaggio. L'incontenibile eccitazione poi, mi hanno
fatto fare la discesa ad una velocita' folle, anche se non era necessario.

Ho preso ancora piu' vantaggio e ho avuto la possibilita' di tirare il fiato
sul rettilineo d'arrivo per godermi cio' che stavo per fare:
tagliare il traguardo a mani alzate !

Ciao a tutti
V.

20091210

Gara Woerden


Domenica tornando a casa in macchina dopo la gara, ho rischiato diverse
volte di fare un incidente stradale. Ero molto distratto nella guida.

Invece di guardare la strada davanti a me, avevo lo sguardo fisso sullo
specchietto retrovisore per guardare la mia bici che giaceva sui sedili
reclinati.
L'avevo lavata dopo la gara, e c'era qualche goccia d'acqua che brillava sul
titanio luccicante, mi sembrava stesse sudando...e continuavo
a dire tra me e me: "e quant'e' bell' !"

Ma contrariamente a quanto stessi facendo con la macchina, ho guidato la mia
bici in modo molto piu' attento sull'insidioso percorso di gara.

La gara si e' disputata a Woerden in condizioni di tempo ideali per
sguazzare nel fango, visto che aveva piovuto il giorno prima.
Ho prestato la massima attenzione, ho guidato con la massima concentrazione
possibile e con gli occhi sempre puntati sulle traettorie da fare, tra una
palummella e l'altra che inevitabilmente si materializzano quando si va
fuorigiri.

Soprattutto ho guidato deciso e senza timori, cosa che normalmente non viene
spontanea dopo aver provato il circuito durante il riscaldamento,
dove mi sono reso conto di quanto fosse difficile restare in piedi in certe
curve soltanto facendole ad un ritmo non certo di gara.

Ho fatto i primi due giri in seconda posizione, poi ho perso terreno e ho
chiuso quinto. Uno dei due avversari davanti a me in classifica gnerale non
ha tagliato il traguardo, non so se non e' partito proprio o si e' ritirato,
penso piu' la prima.

Sta di fatto che ora sono secondo, davanti a me c'e' il Belga. Dietro di me
una processione di altri 54 atleti.

Se fosse per la classifica, vorrei che il campionato finisse qui, ma sono
piu' contento che sia ancora lungo.
Le insidie sono tante, gli inconvenienti meccanici e gli errori di guida
sono sempre dietro l'angolo in queste condizioni e le posizioni in
classifica non sono
sempre cosi' scontate.
Non ultimo il fatto che andare un po' meno del 100% vuol dire perdere molte
posizioni.
Nelle nostre gare di mtb, se per esempio sei al 100% e arrivi 5°, con buone
probabilita' saresti arrivato 6° nella stessa gara se fossi stato al 90%
Nel cyclocross se sei al 90% arrivi 15mo. Il ritmo e' molto alto e le
posizioni sono molto serrate, e andare di poco al di sotto del 100% puo'
voler dire perderne
molte.
Anche un semplice raffreddore, cosa non rara di questi tempi, puo' costare
molto caro in termini di classifica.
Tutto questo rende il campionato molto avvincente, ovviamente per quelli che
corrono per la classifica.

A fine gara ho fatto delle foto col cellulare alla bici prima di lavarla,
semplicemente per ricordarmi dove si deposita maggiormente il fango e magari

inventarsi qualcosa per contrastarlo.
Ho gia' in mente qualcosa per il tubo obliquo. Vi giro le foto, magari viene
in mente qualcosa pure a voi.
Poi dalle foto ho avuto modo di notare quanto fango si depositi sul
deragiatore da mtb ad esempio, non se continuero' ad usarlo.

Per il fine settimana forse mi faccio una doppietta, c'e' un gara nazionale
il sabato e quella regionale la domenica, cosa molto requente qui ma che non
ho mai fatto prima.

Ciao a tutti,
Vincenzo


20091025

Domenica ho corso ad Amersfoort


di Vincenzo Pascarella
Nonostante la gara fosse a 20min. da casa mia e partenza alle 10:30, io alle
8:30 ero gia' li.
Verso le 9 mentre passeggiavo lungo il tracciato ho relizzato di aver
dimenticato degli occhiali da bici a casa.
Sono stato molto dibattuto nel tornare indietro a prenderli, avevo altri
occhiali ma quelli erano gli occhiali portafortuna....ma poi mi sono detto:
se mi deve andare bene, succedera' anche senza portafortuna.
Mentre passeggiavo sul tracciato, verso la fine mi sono imbattuto in un
tratto di sabbia, nel quale le scarpe affondavano completamente. Mi sono
detto, ok qui scendiamo a piedi, sicuro!
Piu' tardi mi sono abbondantemente ricreduto nel constatare la velocita' con
la quale passavamo li, soprattutto all'ultimo giro che per me e' stato
fondamentale.
Mentre stavamo per partire, il giudice ha detto qualcosa a tutti e poi ha
alzato una mano per mostrare a tutti degli occhiali.
Praticamente stava dicendo che negli spogliatoi della gara precedente
avevano trovato degli occhiali e stavano cercando il proprietario.
CASPITA, ma quelli sono i miei occhiali !!! Che culo. In pratica se fossi
ritornato a casa non li avrei trovai.
Metto in tasca gli occhiali che avevo, ho preso i miei occhiali fortunati
dal giudice e mi sono riallineato sulla partenza. Con questi presupposti,
doveva essere per forza un giorno fortunato.
Partenza divisa in batterie, nella mia eravano non meno di una 50a
Non so perche' ma alla partenza delle gare di ciclocross l'adrenalina mi
sale a 1000 e mi sento di poter andare oltre il mio limite fisico. Faccio
delle paretnze delle quali continuo a stupirmi.
La partenza si svolgeva su un lungo rettilineo di asfalto con un saliscendi
a meta' strada.
Dopo pochi metri ero primo e sono entrato nello sterrato alla fine del
rettilineo in prima posizione, a meta' circuito sono stato superato e alla
fine del primo giro mi sono riportato di nuovo in prima posizione. Ho fatto
tutto il secondo giro in prima posizione...e cosi' mi sono tolto questo
sfizio.
In testa eravamo un gruppetto di quattro e sul rettilineo del terzo giro un
po' per la scia, ma soprattutto perche' ero a manetta, sono stato superato e
mi sono accodato in quarta posizione.
I primi due sono andati via, mentre tra me e il terzo e' iniziata una
battaglia, ci siamo superati e risuperati diverse volte. Il bello del
ciclocross e' che non sei mai solo...alla precedente gara lui era arrivato
terzo e io quarto.
Dopo diversi sorpassi che ci siamo scambiati a vicenda, mi sono detto: con
questo ci devo provare all'ultimo giro.
C'era un solo tratto nel quale lui mi prendeva almeno una decina di metri,
era situato alla fine di un fettucciato sull'erba, poco prima del tratto di
sabbia e dell'arrivo.
Dovevo assolutamente prendere il fettucciato davanti.
Mentre facevo tutti questi ragionamenti, siamo passati sull'arrivo e il
giudice ha detto qualcosa a tutti gli atleti.
Mi e' venuto il sospetto che stesse annunciando l'ultimo giro, ma avevo
qulche dubbio perche' non c'era stata la campana.
Mi sono insospettito perche' il mio compagno di gara aveva bruscamente
accelerato, ma non ne ero convinto al 100% per via della campana...ma
intanto l'andatura del mio avverasio era da ultimo giro.
A meta' giro per fugare ogni dubbio gliel'ho proprio chiesto con testuali
parole: Is it the last one?
(e' l'ultimo giro?) e lui mi ha risposto YES ... ed eravamo sull'ultimo
rettilineo prima dell'ultimo fettucciato.
Prima che mi dicesse YES, stavo pedalando col 46/14....quando ha pronunciato
la lettera Y stavo col 46/13, alla lettera E stavo col 46/12 e quando ha
pronunciato la S ero in piedi sui pedali a fianco a lui col 46/11... ho
bruscamente accelrato al massimo delle mie possibilita'.
Mi sono fiondato come un kamikaze nel fettucciato, l'ho fatto pensando che
se fossi caduto avrei avuto comunque il tempo di rialzarmi e arrivare quarto
visto che dietro non avevamo nessuno a breve distanza.
La bici ha derapato un paio di volte con tutte e due le ruote, ma non mi
sono scomposto.
Mi e' andata bene...ho preso il tratto a piedi davanti a lui e ho fatto il
tratto di sabbia ad una velocita' tale che mi sembrava asfalto.

Ho chiuso in terza posizione.
In Allegato c'e' anche una foto col mio avversario
Comunque oltre alla soddisfazione di andare al massimo delle mie
possibilita', mi sto divertendo come non mai...e questa e' la cosa piu'
importante.

Ciao a tutti

(se ne parla anche qui)

20091013

1 tappa Campania Cross - Lauro 1 Novembre 2009










1 novembre 2009
Lauro (AV)
1° tappa Campania Cross
“1° Cross del Vallo”

Società organizzatrice Casamarciano MTB

PROGRAMMA
Ritrovo ore 8:00 presso zona industriale Loc. Migliano di Lauro
Verifica licenze ore 8:00 - 9:45 a seguire riunione tecnica
1° Partenza ore 10:00
2° Partenza ore 10:45 ( a seconda del numero degli iscritti si valuterà di fare la 3° partenza)

CATEGORIE
Attivita’ Promozionale Giovanissimi:
Categoria G6 (12 anni).
Agonisti:
Esordienti (m/f)
Allievi (m/f)
Junior (m/f)
Open Uomini (Elite+U23+U21)
Donne Open (Elite + U23)
Amatori:
Master Sport (19-19 anni)
Master Trenta (1-2) (30-39 anni)
Master Quaranta (3-4) (40-49 anni)
Master over (50 anni ed oltre)
Master Woman (19 ed oltre)

PREMIAZIONE:
primi 3 di ogni categoria, la gara non eroga montepremi in danaro in quanto verrà assegnato a termine del Trofeo e sarà pari a quello di una di gara regionale come da tabelle federali premi e tasse.
Tuttavia sarà riconosciuto un rimborso spese per società extra regionali con almeno 3 agonisti partenti.

PERCORSO:
Parte in sterrato e parte in asfalto, per totale Km 2,00 da ripetersi a secondo della categoria

SERVIZI:
Assistenza medica, docce, lavaggio bici, ristoro finale iscrizione € 10,00 solo amatori con pacco gara.

INFO ED ISCRIZIONI
info 331.6029825 fax 081.8240510 sito internet www.casamarcianomtb.it
e-mail: pietro.bike@libero.it
On line su www.mtbonline.it

DOVE DORMIRE:
Hotel La Certosa sito internet www.certosasangiacomo.it

20090903

Article from the Nordkapp di Lionel Rossetto




Depuis quelques jours, je fais route commune avec mon amie Amélie. Aujourd'hui est un jour comme un autre. Une nuit pluvieuse, une matinée grisonnante qui nous encourage à rester encore quelques minutes au fond du sac de couchage pour ne pas avoir à subir l'air saisissant du nord.
Les vélos chargés nous partons habillés en conséquence contre les assauts répétés de la pluie. Aujourd'hui est mon 115 ème jour d'aventure cycliste qui m'emmène au bout de la route, au Cap Nord.En route, nous croisons de nombreux troupeaux de rennes qui broutent. Ces animaux évoluent sur les plateaux de Finmark (région du nord de la Norvège) là où la plus grande population lapone vie. Les lapons (ou Sami), se concentrent dans le nord de la Norvège, Suède et Finlande, et vivaient autrefois de la pêche de la chasse et de l'élevage. Cette population nomade se déplaçait sans cesse avec leurs troupeaux au fil de l'année. Aujourd'hui, très peu de Sami mènent encore cette vie.Les montées se succèdent et les paysages se transforment. De grandes étendues composées de très peu d'arbres nains et d'herbe courte remplacent les grandes forêts de Norvège.Les nuages se sont déchirés, laissant place à un superbe Soleil. Nous avons retrouvé une amie cycliste québécoise et deux cyclistes danois. Nous remontons à cinq la dernière côte nous ammenant sur le plateau du Cap Nord. Victoire ! Nous posons le pied sur ce site cerné à présent de falaises très abruptes. Le rêve est devenu réalité. Le bout de la route esst atteint, nouss avons du mal à nous en persuader. A cinq dans notre tente, à l'abris d'un vent tempétueux, nous absorbons un repas réparateur. Peu avant minuit, nous sommes face au Soleil qui baisse à l'horizon sans jamais disparaître. Une lumière rosée, rouge nous envahit. L'océan Arctique prend lui aussi une teinte dorée et chacun reste muet, subjugué par ce spectacle exceptionnel. Tout à l'air si irréel... Le vent finit par nous ramener à la réalité en nous fouettant le visage. Les bourrasques nous font perdre l'équilibre et c'est frissonnant que nous rejoignons notre campement.
7000km à la force du mollet pour conquérir mon but, quelques 5000 de plus seront nécessaire pour rentrer en France. Le cap est atteint mais le rêve continue...

20090825

Estate 2009: in sella con il Pedalaitalia

da Trieste a Reggio Calabria in mountain bike

A dieci anni dal secondo CamminaItalia, tocca alle nostre mountain bike percorrere tutta l'Italia in un ideale gemellaggio tra gli escursionisti con gli scarponi e quelli con le ruote sempre all'insegna del motto godere dell ambiente e dei panorami, conoscere e vivere da vicino la montagna, amarla e rispettarla...
Ecco il messaggio che scaturisce dalla grande manifestazione, approvata il 10 Gennaio scorso dalla CCE, che si svolgerà dal 5 Luglio al 4 Ottobre 2009 lungo tutte le Alpi e gli Appennini, guidata a turno da decine di Sezioni del nostro Sodalizio, che si passeranno il testimone dalla città giuliana sino al capoluogo sullo Stretto di Messina.
90 tappe per 4.500 chilometri, un dislivello complessivo di 110.000 metri, partecipazione libera per i Soci CAI, centinaia di Soci coinvolti come direttori di tappa, un grande appuntamento ideato per promuovere il cicloescursionismo in stile CAI e privilegiare chi in montagna sale e scende lentamente.

A breve sul nostro sito ci saranno i dettagli per partecipare con il Casamarcianomtb al passaggio che ci sarà in Campania sul Partenio per la tappa del 22 Settembre 2009. Il nostro referente per avere ulteriori notizie è Roberto Napolitano.
http://www.mtbcai.it/cce/pedalaitalia.asp

20090510

Trofeo Bocca del Vento IV

From 20090510 Bocca Del Vento 4

Sole, sudore, fatica ecco cos’è il Trofeo Bocca del Vento.
A detta dei bikers regionali e di quanti, ogni anno giungono dalle regioni limitrofe per prendervi parte, queste sono le tre parole più appropriate che rendono idea di cos’è il Trofeo Bocca del Vento, disputato domenica 10 maggio, una delle gare più dure del calendario MTB Campano.
Quest’anno l’organizzazione approntata dal Casamarciano MTB, come consuetudine del resto, è stata di altissimo livello curando in modo maniacale non solo la scelta e l’allestimento del tracciato, ma anche tutto quello che fa da contorno alla manifestazione.

Ma veniamo al resoconto della gara. Al via si sono schierati 83 bikers provenienti da Campania, Basilicata e Lazio.
Il plotone variopinto, ha mosso i primi colpi di pedale alle 10 in punto dal centro cittadino per inerpicarsi lungo i sentieri della collina di San Clemente, che sovrasta il centro abitato di Casamarciano.
Il tracciato di Km 5,700 caratterizzato da salite impegnative e discese tecniche con tratti in single track ha messo a dura prova mezzi ed atleti ma su tutti, sin dal primo giro, Ferritto Luigi (Gianni Bike) e Di Lorenzo Pasquale (New Valley) hanno preso il comando della gara, tallonati da un gruppo di inseguitori capitanati da Rubino Sabato (Bike e Sport).
Il duo al comando ha mantenuto per tutta la gara un rassicurante vantaggio e così all’ultimo giro, sull’ultima salita, Ferritto ha sferrato l’attacco vincete, guadagnando pochi secondi su Di Lorenzo che ha poi mantenuto sin sul traguardo. Alle loro spalle ha completato il podio Rubino Sabato (Bike e Sport).
Da segnalare le buone prestazioni del ciociaro Battista Salvatore (Santa Marinella) che ha concluso quarto assoluto e primo nella sua categoria, con una gara fatta tutta di rimonta ed il lucano Guarini Francesco (Rasc IVPC F. De Santis), quinto assoluto, un atleta che in terra campana eccelle sempre in ottime prestazioni.
Nella gara a giri ridotti Mirco Panza (Magnum Sele Salerno) ha vinto la categoria Allievi, Casella Marco (Caizzo Center Bike) ha vinto tra gli Esordienti e De Riggi Alessandra ha fatto sua la categoria Master Donne.
La gara era valevole per il titolo di Campionato Provinciale Napoli vinto dagli atleti:

Fascia Sport; Palombo Francesco - Ciclosport Racing
Fascia Master A; Quirino Placido - Team Balzano
Fascia Master B; Ariano Pasquale - Amici del Pedale
Fascia Master C; Garofano Mario - Pol. Penisola Sorrentina
Fascia Donne Amatori; De Riggi Alessandra - Ciclosport Racing



A breve potrete visionare tutte le foto della gara qui sul sito dell’organizzazione casamarciabnomtb.it

Per tutti l’ appuntamento è per domenica 17 a Contusi per la tappa inaugurale del Giro della Campania off-road e seconda tappa del trofeo dei Parchi Naturali.

20090505

Nola(NA) –San Nicola Arcella(CS) A/R 01 e 03 Maggio 2009

Viaggio di Andata lungo il Parco del Cilento, attraverso i monti degli Alburni e la costa di Maratea.

Cari compagneros eccoci per la terza volta di nuovo a “sfrennesiare”. Mi piace ancora di più questo termine, rappresenta intensamente l’essenza dell’ adrenalina pura al 100% che pervade coloro che sono in procinto di compiere una spedizione che poi diventa una nuova impresa straordinaria.
Quest’anno, avevo anticipato ai mie amici di cordata,che la cavalcata in bicicletta Nola (NA)-San Nicola Arcella(CS)A/R doveva essere un tantinello più ardua dell’edizione scorsa. E, completata la stesura del percorso in complessivi km 520, e cioè km268 per il viaggio di andata e km 252 per quello di ritorno, il mio pensiero è corso immediatamente alla SS 166 che splendida come non mai taglia in maniera trasversale il Parco del Cilento, per poi discendere nell’incantevole Vallo di Diano. IL mitico Peppino da Pago e l’avventuroso Ninetto da Lauro, si sono tuffati sull’idea come due ragazzini su di un piatto di Babà.
L’idea naturalmente, è stata proposta e scritta sul forum del nostro sito, ma con mio rammarico, è stata disattesa dai pur validi atleti del Casamarcianomtb, i quali vantano la copertura di una distanza pari ai soli km 200 e non altro sforzo aggiunto.
Dunque la data di partenza viene fissata in corrispondenza del ponte del 1° maggio 2009, e per l’occasione si accodano a noi tre anche lo sgambettante Dr. Orazio da Marzano di Nola e il giovine Vincenzo da Liveri.
Decidiamo la partenza per le ore 7.e 30 del 1° maggio dalla consueta rotonda di san Paolo bel Sito e, solo con qualche minuto di ritardo imbocchiamo la SS367 che conduce a Sarno passando prima per Palma Campania. Seguendo la tabella di marcia giungiamo sul lungomare di Salerno in perfetto orario, dove, un ciclista solitario si offre senza che glielo avessimo chiesto di farci da locomotiva lungo la piatta litoranea che conduce all’antica Paestum. Lungo la strada raccogliamo un gruppetto di ciclisti, che avevamo conosciuto durante gli allenamenti dei giorni precedenti e insieme ad essi in corretta fila indiana raggiungiamo in velocità la zona del sito archeologico. Raccontiamo ad essi dell’impresa che andavamo a compiere e dopo i loro incoraggiamenti, proseguiamo in direzione dei monti Alburni che si stagliavano belli e definiti li davanti a noi.
La strada appena dopo i 90 km percorsi, comincia ad alzarsi e prima ancora di imboccare i tornanti che conducono alla ridente Roccadaspide . Qui giunti, anche la pattuglia formata dal Dr. Orazio e il suo fido Anselmo ci salutano e decidono di ritornare indietro. Una foto sottolinea il momento, e da questo punto in poi proseguiamo solo noi tre. Al km 102 superiamo Roccadaspide e prendiamo giù in leggera discesa alla volta della successiva località di Bellosguardo. La strada bene asfaltata ricomincia a salire con una pendenza regolare ma impegnativa. Tutto intorno cala in una quiete straordinaria. L’aria è fresca e i profumi del bosco diventano sempre più intensi. E’ gradevolissimo l’ambiente, coloratissimo e grazie a Dio lontano dallo smog cittadino. Sono soprattutto questi i motivi per cui ci si avventura in situazioni di questo tipo! Oltrepassiamo anche Bellosguardo e appena dopo un casolare in disuso, si para davanti a noi uno splendido agriturismo. L’orario coincideva con la sosta prevista, per cui, decidiamo di fermarci. Veniamo accolti da una simpatica coppia di camerieri, i quali, ci fanno accomodare nel patio e, ci servono per la breve sosta, delle robuste fette di pane al prosciutto tagliato alla “Carrettiera” cioè molto spesse, un vassoietto di formaggio magro e, un piatto di frutta coltivata in giardino. La temperatura frizzantina ci costringe a riprendere la marcia e appena svoltati a destra del cimitero di Corleto Monforte, intravediamo il valico della Sentinella. Riempiamo le borracce alla storica fontana forestale posta al margine della strada e socializziamo con una coppia di ciclisti Tedeschi, che alloggiavano a Casalvelino vicino agli scavi della storica città di Velia.
Uno di essi era altissimo rispetto all’intraprendente Ninetto che, con il suo parlare “tedesco maccheronico” aveva compreso che avrebbero proseguito su buona parte del nostro itinerario. Dopo uno scambio di foto, in cinque, ci fiondiamo in discesa e dopo due tornanti vediamo aprirsi davanti a noi, appena dopo il paese di San Rufo, l’immenso piano del Vallo di Diano. Calcoliamo che l’intero tratto degli alburni abbia superato di poco i 50 km di lunghezza e quasi tutti in salita. Con un sorriso inneggiamo a ciò che stavamo compiendo e prendiamo a seguire le indicazioni della SS19 che ci avrebbe condotto verso la località di Buonabitacolo. Il silenzio dello splendido paesaggio viene rotto dall’abbaiare dei cani da guardia delle ville che costeggiano la strada. Poverini, saranno stati incuriositi dalle bici da corsa che avranno visto poche volte nella loro vita. Di li in poi, dopo una breve sosta caffè cominciamo a percorrere la vecchia SS 517, ormai schiva del grande traffico auto veicolare, il quale viene totalmente dirottato per la nuova variante. Raggiungiamo la cittadina a forma piramidale di Sanza, e costeggiamo il fiume Bussento, che dà il nome alla vecchia statale. Siamo ormai giunti oltre i 175 km percorsi, il morale è sempre buono e il temerario Ninetto tiene benissimo insieme a noi. Raggiungiamo la cittadella di Caselle in Pittari dove, è posta la svolta per Morigerati. La strada riprende a salire notevolmente e il paesaggio che si vede di sotto è ancora più selvaggio. La vegetazione intorno all’invaso idroelettrico è lussureggiante, e le conifere più in alto guardano in lontananza il golfo di Policastro. Finita la salita, al bivio prendiamo a destra lungo le gole del fiume Bussento, fino all’abitato di Morigerati. In estate alla pizzeria “il Castello servono la squisitissima pizza farcita e, mi propongo di offrirne un bel pezzo ai miei compagneros. Il simpatico oste ci accoglie ma si dispiace di non poterci accontentare. La pizza sarà pronta solo in serata sul tardi. Sorbiamo ancora un caffè e ci ripromettiamo di tornare in una sera d’estate, soltanto per assaggiare la magica pizza farcita. Riprendiamo subito la marcia appena dopo le splendide foto sul fiume. Si para ancora davanti una salita di 5 km ed è grazie a Dio l’ultima più lunga della giornata. Stringiamo i denti ancora una volta e incoraggio i mie compagni, che appena scollinati, ci sarà una lunga discesa prima della costa di Maratea. Dopo la discesa, giungiamo sulla SS18 che costeggia il golfo di Policastro ed entriamo nella storica e magnifica Sapri. Il mare è di colore verde smeraldo e le bianche barchette a vela sembravano dipinte. Riempiamo le borracce alla stessa fonte, dove, nel periodo delle mie vacanze, con i mie amici di Praia a Mare, ci fermiamo ogni volta per dissetarci dalla calura estiva. Convinti che sia questa l’ultima sosta, riprendiamo la strada verso la splendida Maratea, che nel sole del pomeriggio è ancora più bella. Difatti, il famoso “Cristo” posto sulla cima del monte San Biagio aveva assunto un colore dorato. La SS 18 lungo la costa prosegue in continui saliscendi i quali offrono dei panorami mozzafiato. Il sole stava baciando Capo Palinuro quando scorgiamo oltre Castrocucco, la collina di San Nicola Arcella, evviva , mancavano solo una diecina di Km all’arrivo. Percorriamo l’incantevole lungomare di Praia, e appena dopo la magnifica isola Dino, prendiamo la strada che sale su in località Tufo. Finalmente terminiamo la salita e svoltiamo a destra sotto le coloratissime casette del “Bridge” un complesso turistico abbarbicato alla collina che da sul mare. Superiamo i due viadotti e finalmente intravediamo il cartello di località San Nicola Arcella. Ci fermiamo per la foto di rito e prendiamo a destra per il paese. Giungiamo a casa quando il contachilometri segna preciso Km 278.78…ad una media di 26kmh nonostante le lunghe salite.”Che soddisfazione”!!!. Ci attende come sempre puntuale, la padrona di casa, con un succulento pranzo adatto a rifocillare i tre guerrieri che, ancora una volta ce l’hanno fatta, nonostante le difficoltà tecniche della vigilia!!!!!!!.



Viaggio di Ritorno: lungo la costa di Maratea e la costa Cilentana, passando per Salerno-Cava de ‘Tirreni-Nocera-Sarno –Nola.

Il giorno dopo la cavalcata dell’andata, diversamente da l’anno scorso, invece di scendere giù in spiaggia per il bagno,ce lo siamo goduti in completo relax, sull’arrivo della corsa a cronometro per cicloamatori presso Santa Maria del Cedro,una simpatica località balneare , che spesso è anche la sede di una tappa del giro d’Italia.
E’ l’occasione di uno scambio cortese di saluti con tutti gli amici con i quali divido gli allenamenti e le scorribande estive sulle strade della Basilicata e della Calabria.
A sera ,dopo la gara, rientriamo presto per la cena, accuratamente preparata dalla nostra cuoca della “Nazionale”,che noi prendiamo in giro come in un noto spot pubblicitario, chiedendole se è vero che è anche lei campione del mondo?.
La mattina successiva alle ore 06 del mattino secondo le premesse del giorno prima , eravamo già svegli e pronti per divorare l’abbondante colazione. L’intento era di partire alle ore 07 in punto. Con un po’ di ritardo però, riprendiamo la via del ritorno. Stavolta scegliamo come previsto, la via costiera, precisamente l’inverso del percorso di andata della edizione precedente 2008. Scattiamo qualche foto prima di partire e prendiamo la SS18 che ci riporta indietro, passando per Praia a Mare accanto alla splendida isola Dino, illuminata per l’ora, dal bel sole mattutino. Le previsioni meteo sono decisamente migliori del previsto. La statale che corre lungo la costa di Maratea, a tratti ombrati, offre già la stessa atmosfera estiva. Giungiamo a Sapri e il mare è ancora più bello dei giorni scorsi, lo costeggiamo fino alla prima salita della giornata. Incontriamo un biker che ci fa compagnia fino alle prime rampe della strada che conduce a San Giovanni a Piro. E’ questa una bella salitella di oltre 10 km che scollina oltre il paese, dove poi, si apre la magnifica vista sulla famosa “baia degli infreschi” assai decantata in tutti i libri e i filmati televisivi che promuovono questo angolo di paradiso Cilentano. Ci fiondiamo direttamente verso Marina di Camerota, dove effettuiamo la prima sosta caffè, in un baretto conosciuto dal buon Ninetto (azz mi è scappata pure la rima…). Dopo la foto riprendiamo la strada costiera e ci dirigiamo verso la più nota Palinuro. Il mare rimane della stessa bellezza di prima e quindi per godercelo ancora, scegliamo di seguire la provinciale che conduce verso lo scalo di Pisciotta. Raggiungiamo così i primi 100km della giornata. Le condizioni rimangono ottime per ognuno di noi e quindi affrontiamo la salita che dal mare raggiunge lo splendido borgo medioevale di Pisciotta, rinomato luogo dove si produce l’ottimo olio d’ulivo Pisciottano. Ci fermiamo per consumare un panino e intraprendiamo un simpatico approccio con il salumaio, che molto garbatamente ci consiglia dell’ottimo prosciutto, chiaramente appena appena, condito con lo squisito olio del posto. Lo salutiamo, con la promessa di rivederci nella prossima edizione, e riprendiamo la statale che conduce alla successiva località di Ascea. La strada mena ripidamente a causa di una frana che ancora non hanno ripristinato e quindi il tracciato compie delle evoluzioni da pista di mountain bike. Dalla valle risaliamo fino ad Ascea e poi di nuovo in discesa verso Casalvelino. La strada diventa di nuovo agevole e superiamo lo storico sito archeologico di Velia. Ci affiancano due free raider in mountain bike e simuliamo insieme a loro alcuni scattini in fuori sella e, quando gli dico la nostra provenienza e, dove siamo diretti, ci salutano con grande rispetto. Amo la bicicletta perché è uno straordinario mezzo per socializzare! Proseguiamo di nuovo lungo la costa in continui sali scendi e attraversiamo i magnifici borghi marinari di Acciaroli e Agnone, fino a giungere presso la rinomata località di Santa Maria di Castellabate . Risaliamo in fretta la salitella che conduce allo scollinamento per Agropoli, mentre ci accorgiamo che le condizioni metereologiche vanno compromettendosi e, qualche gocciolina la si avverte sul casco e gli occhiali. Appena svoltiamo la curva che permette la vista di Agropoli, veniamo investi da un temporale esagerato. Ci ripariamo sotto il cavalcavia della variante della SS18, ma dopo pochi minuti siamo costretti a fuggire da sotto i tubi di scarico del ponte, i quali venivano giù come cascate. A questo punto la scelta a dover proseguire sotto la pioggia battente diventa necessaria e come dei guerrieri infangati e bagnati, riprendiamo la strada che conduce ai templi di Paestum, nella speranza che più avanti, la pioggia smetta di venire giù così copiosamente. Imbocchiamo la strada litoranea che conduce a Salerno e grazie a Dio, in quella direzione il tempo promette meglio. La pioggia ci ha accompagnato fino alle porte della città di Salerno. Cacciamo via la mantellina che avevamo messo per ripararci dalla pioggia, e con il venticello del mare ritorniamo asciutti come prima. Attraversiamo in fretta la bella città di Salerno, grazie al traffico scarso della domenica pomeriggio. Dal mare cominciamo a vedere la nostra meravigliosa Costiera Amalfitana e affrontiamo l’ultimissima salita della giornata. Superiamo anche l’ultima fatica e oltrepassiamo Cava dei Tirreni per dirigerci verso Sarno. Qui il contachilometri segna 244 km ne mancano solo 18 all’arrivo. Ci scambiamo un occhiata di soddisfazione e procediamo lungo la SS 367 che ben conosciamo. Tale strada la percorriamo ogni volta che scegliamo di andare al mare e quindi le nostre bici , un po’ come i cavalli, potrebbero andare anche da sole. Giungiamo alla rotonda di San Paolo bel sito, mentre scatta sul tachigrafo il totale km 262. Ci viene incontro un nostro amico di nome Ciccio con il quale ci alleniamo spesso insieme, il quale si complimenta con noi e, insieme ci soffermiamo al baretto all’angolo per brindare alla grande impresa compiuta. Provvede egli stesso a farci l’ultima foto della giornata e promette di esserci per la prossima edizione.
Io, il mitico Peppino da Pago e il sorprendente Ninetto da Lauro che qui si conferma, abbiamo già giurato alla nuova edizione Nola(NA)- San Nicola Arcella(CS) A/R 2010 attraverso il parco del Cilento. Dalla valle del Sele fino al Golfo di Policastro attraverso i monti costieri degli Alburni…oso dire ancora più interessante di quest’anno. Ci lavorerò nel tempo!!!!



Dedicato a chi la bicicletta la vuole vivere così! ……L’avventura continua…………..SEMPRE!!!!

GennarogpsCaliendo2009

20090413

Il mio Giro delle Fiandre

photogallery

Avrete certamente notato quanto sia efficiente la nostra memoria nel ricordare esperienze che ci hanno coinvolto emotivamente.
E avrete altrettanto notato come sia facile ricordare con impressionante livello di dettaglio, alcuni momenti particolarmente emozionanti legati a esperienze vissute anche 20 anni fa.

E' quello che mi e' successo Sabato 4 Aprile 2009.

Ho rivissuto i momenti salienti di ogni edizione del Giro delle Fiandre e i ricordi erano talmente chiari che mi sono rivisto seduto davanti al televisore 2 ore prima dell'inizio della telecronaca di ogni edizione, ogni volta con la speranza che anticipassero il collegamento, ho risentito la voce di De Zan, ho rivisto tutti i campioni tagliare il traguardo a mani alzate, ho rivisto Michele Bartoli scattare davanti a me sul muro di Grammont.....ma non ero impazzito, stavo semplicemente pedalando sulle strade del Giro delle Fiandre, una delle 3 GARE MONUMENTO insieme alla Liegi-Bastogne-Liegi e alla Parigi-Roubaix.

Senza queste 3 gare, la storia del ciclismo a livello mondiale non sarebbe stata la stessa.


E per me e' stato proprio un viaggio nella storia del ciclismo e nei miei ricordi legati a queste strade, che ho sempre visto solo in televisione.



Il Giro dell Fiandre si svolge da quasi 100 anni, la prima edizione fu di 330 km e il primo vincitore fu un certo Paul Deman nel 1913.
Pensate che grazie alle sue doti ciclistiche fu impiegato durante la prima guerra mondiale per portare lettere segrete in bici attraverso l'Olanda, neutrale nel conflitto.

Fu catturato, ma scampo' miracolosamente alla fucilazione grazie all'armistizio.
Finita la guerra riprese a gareggiare.

Sono state proprio le imprese eroiche di questi Uomini che hanno gareggiato in condizioni impossibili, ad alimentare il mito di queste gare.
Oggi il ciclismo qui e' una Religione e queste strade sono dei luoghi Sacri. Stiamo parlando del nord
del Belgio, al confine con l'Olanda, una regione prevalentemente di lingua Olandese.
La bandiera di questa regione e' di colore giallo col classico leone rampante nero. Chi segue le gare in televisione, anche di ciclocross, la conosce bene.

La gara si caratterizza per una serie interminabile di brevi salite. Brevi ma ripide. Sono i cosiddetti muri, e fatti a ritmo di gara fanno veramente male.
Io ho fatto il percorso di 160km con la mia bici da ciclocross, e di muri ne ho scalati 15.



Molti sogni di gloria dei professionisti si frantumano contro questi muri.
Ogni edizione e' un'impietosa selezione naturale, ed una sola di queste salite di poche centinaia di metri, puo' vanificare mesi e mesi di sacrifici, decine di ore di allenamento, centinaia di ripetute in salita.
Alcuni muri sono quasi impossibili, come il Koppenberg...a 70 km dal traguardo.

In televisione sembra tutto piu' facile, e sopratutto molto meno ripido.

Ho pedalato quasi per tutto il tempo con un gruppetto di ragazzi della Repubblica Ceca e degli Spagnoli molto simpatici ma c'era gente da mezza Europa, le previsioni davano piu' di 30.000 partenti.


Con quest'altra indimenticabile esperienza ciclistica, ho anche avuto modo di allungare la lista dei paesi nei quali un giorno potro' raccontare ai miei nipoti di aver pedalato.
Per la cronaca al momento la lista aggiornata e' la
seguente:

Italia ( tutte le regioni escluso Sardegna)
Francia
Svizzera
Austria
Slovenia
Croazia
Spagna
Olanda
Belgio

....ma non finisce qui' !!!


Un abbraccio a tutti gli amici del CasamarcianoMTB
Vincenzo


20090326

In bike nel parco del delta del Po








Questa volta l’avventura è di scena in Veneto ed io insieme a due amici e colleghi di lavoro Vainer ed Andrea abbiamo programmato un uscita in bike in una delle zona più belle del delta del Po.
Partenza sabato 21 Marzo 2009 alle 8,15 circa dalla frazione di Cà Cappellino, comune di Porto Viro, sulla strada arginale che costeggia la riva sinistra del Po di Venezia. Vento molto forte, bora che soffia da nord est e già si intuisce che non sarà proprio una passeggiata.
Direzione: Isola di Cà Venier;
Dopo 3 km golena Madonnina sulla destra, luogo principe per il passaggio migratorio delle pittime reali, ma l’acqua è troppo alta e non affiora il limo all’interno del quale sono solite cercare nutrimento: quindi di pittime nemmeno l’ombra; siamo all’altezza della linea di costa risalente a circa 400 anni fa: qui arrivava il mare nel 1604 quando, dopo il Taglio di Porto Viro, l’acqua venne fatta defluire nel nuovo canale scavato per ordine della Serenissima Repubblica di Venezia.
Un altro paio di km e, dopo la Comunità Missionaria di Villaregia, sulla sinistra ecco i resti del vecchio cimitero di Cà Pasta, dove Sofia Loren girò la scena finale de “La donna del fiume”, film di Mario Soldati del 1956.
Al termine del tratto arginale breve deviazione per Cà Venier, comune di Porto Tolle, sull’isola omonima, disegnata dal Po di Maistra a Ovest e dal Po di Venezia (e poi po di Pila) a Sud.
Quindi proseguimento lungo l’argine che costeggia la riva destra del Po di Maistra (un tempo ramo maestro come si desume dal nome), in un tratto di Delta che conserva qualità naturalisticamente rilevanti.
Vento fortissimo: si arriva a Boccasette,località che d’estate si popola di gente che gremisce la spiaggia locale: in prossimità del ponte di barche che fa da collegamento con la località di Scanarello (Comune diPorto Viro) attraversiamo il fiume e iniziamo la via del ritorno dall’altra parte con la bora che stavolta da dietro con incredibile forza.
Sulla campagna circostante un gheppio adotta la tecnica dello “Spirito Santo” e qualche airone cenerino sfida le folate di vento cercando di librarsi in volo.
Lungo Valle Cà Pisani si vede uno stormo di avocette e probabilmente di pittime reali (difficile dirlo senza binocolo); più avanti, sulla sinistra, l’ingresso della golena di Cà Pisani, area naturalistica di pregio, rifugio durante l’inverno di centinaia di anatidi che svernano.
Poi, attraversato sulla sinistra lo specchio d’acqua dove crescono le ninfeee e nidificano i cigni reali, di nuovo sull’argine del Po di Venezia per l’ultimo tratto del tragitto con il vento che torna a farsi sentire e ritorniamo al punto di partenza con molta fatica ma felici di questo itinerario unico.
A breve…….. una nuova avventura
Giuseppe Ciringiò
Vainer Tugnolo

20090308

Domenica 08.03.2009 -Festa della donna su per le PETRELLE”-.









Una splendida giornata di sole. Clima eccezionale. Come uno sciame di cavallette multietniche, nel senso che vi erano bikers provenienti da vari gruppi, i quali, si sono uniti a noi del Casamarcianomtb per la solita uscitella domenicale. Finalmente il torpore di questo inverno, ha dato posto ad un clima perfetto per l’occasione di tornare a pedalare un po’ sul serio. La scelta del percorso, è caduta sulla mitica e straordinaria salita delle Petrelle. Si parte da quota 40 s.l.m e tutto in un botto prolungato si raggiunge quota 1000 s.l.m. su per i numerosi tornanti interminabili. La botta iniziale è di quelle che ti pone un interrogativo serio: Ma vale la pena praticare questo sport ? Ed è regolare che la domenica mattina invece di oziare e dormire fino a tardi, si viene a pompare il cuore a 3000 su per questa salita malvagia? Ebbene si. La domenica mattina, una salita che in alcuni tratti tocca il 25% di pendenza, ti mette in pace prima con te stesso e poi con tutti gli altri. Difatti in cima eravamo tutti più amici di prima. D’altra parte, si vede nel dolore della fatica la nobiltà dell’animo umano.
All’ombra della casa che una volta era pitturata di rosso, ma che ora versa in condizioni disastrose per l’incuria del tempo e dell’uomo, proprio di fronte al cimitero dei bikers, dopo l’inevitabile bivacco e lo streep tease improvvisato da quel diavolo di Marcello, ci siamo fiondati per la bella ma insidiosa discesa della storica “Eroica”, dove ognuno ha dato il meglio di se. Qualche cadutina, un paio di fuori pista ma alla fine tutto ha fatto brodo.
Grande domenica di Sport dunque, per la sporca ventina di bikers convenuti.
Anche questa è dunque fatta e, l’avventura continua inesorabilmente per noi tutti.

GennarogpsCaliendo 08.03.2009